Dove: Leggiuno (VA), sponda lombarda del Lago Maggiore
Come arrivare da Stresa: in battello (Navigazione Laghi) oppure in auto attraverso Laveno/Leggiuno
Accesso: scalinata di 268 gradini o ascensore (da terra); circa 80 gradini se si arriva via lago
Orari: variano stagionalmente, in genere apertura continuata mattina sera Ristoro: locanda con prodotti a chilometro zero
Consiglio: verificate gli orari di apertura e le corse del battello prima di partire
A pochi minuti di navigazione da Stresa c’è un monastero del XII secolo incastonato in una parete a strapiombo sul lago.
Ci sono luoghi che raccontano meglio di ogni guida cosa significa vivere sul Lago Maggiore da secoli. L’Eremo di Santa Caterina del Sasso è uno di questi: un complesso monastico aggrappato alla roccia a Leggiuno, sulla sponda lombarda, di fronte a Stresa.
La storia inizia con una leggenda. Nel 1195 un mercante di nome Alberto Besozzi, sorpreso da una tempesta mentre attraversava il lago, si trovò salvo su uno sperone di roccia e decise di ringraziare costruendo lì una piccola cappella dedicata a Santa Caterina d’Alessandria. Quella cappella, il sacello, è ancora oggi il cuore più antico dell’eremo. Nei secoli successivi si sono aggiunti altri edifici e diverse comunità religiose si sono susseguite nella sua gestione, fino ai frati della Fraternità Francescana di Betania che accolgono i visitatori ancora oggi.
Come arrivare
Il modo più suggestivo è via lago: si può raggiungere l’eremo in battello, con partenze anche da Stresa, e vederlo comparire all’improvviso sulla parete rocciosa è un’esperienza che da terra non si replica. Chi arriva via acqua scende una ottantina di gradini fino all’ingresso. In alternativa, arrivando in auto fino a Leggiuno, ci sono parcheggi gratuiti e da lì si scende una scalinata panoramica di 268 gradini oppure si usa un ascensore scavato nella roccia.
Cosa si vede
Il complesso si sviluppa su tre nuclei: il Convento Meridionale, la chiesa con gli affreschi (uno attribuito a un figlio di Bernardino Luini) e il sacello originario del Besozzi, dove sono conservate le sue spoglie. Tra i portici e le sale si respira un’atmosfera sospesa, complice anche il fatto che l’intero edificio si affaccia direttamente sull’acqua. C’è anche una locanda con prodotti del territorio, per chi vuole fermarsi a mangiare qualcosa dopo la visita.




